Trattamento sanzionatorio in caso di infrazione alla disciplina degli spostamenti delle persone durante l’emergenza COVID-19

Trattamento sanzionatorio in caso di infrazione alla disciplina degli spostamenti delle persone durante l’emergenza COVID-19

Il decreto legge n°19 del 25.3.2020 modifica il regime sanzionatorio previsto dalla precedente legislazione d'urgenza

Il consiglio delle Autorità è di limitare al minimo gli spostamenti e di uscire dalla propria abitazione solo per esigenze documentabili.

Tuttavia la normativa non prevede l’adozione di procedure di autorizzazione preventiva ai movimenti delle persone e pertanto qualora l’interessato evidenzi agli Organi di vigilanza documentazione che attesti le residue esigenze lavorative, situazioni di necessità o di salute non sarà necessario ricorrere all’autocertificazione.

L’onere di giustificazione potrà essere assolto producendo l’autocertificazione che potrà anche essere resa seduta stante compilando i moduli predisposti in dotazione agli operatori delle forze di polizia o della forza pubblica.

In conclusione il pedone che esce di casa per fare la spesa o per portare fuori il cane non dovrà necessariamente compilare un’autocertificazione all’alba. Qualora venga fermato dagli Organi di polizia dovrà attestare anche lui come qualsiasi automobilista il giustificato motivo del suo spostamento.

Il mancato rispetto degli obblighi, divieti e restrizioni non è più  punito ai sensi dell’art. 650 del Codice penale con l’arresto fino a 3 mesi o con l’ammenda fino a 206 euro.

Infatti la nuova disciplina prevede all'art. 4  che , salvo che il fatto non costituisca reato, il mancato rispetto delle misure di contenimento viene punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 400 a 3.000 euro. Qualora il mancato rispetto delle predette misure avvenga mediante l'utilizzo di un veicolo le sanzioni sono aumentate fino a un terzo;

E' inoltre previsto che per il mancato rispetto delle misure stabilite per pubblici esercizi o attività produttive o commerciali, si applica  la sanzione amministrativa accessoria della chiusura dell’esercizio o dell’attività da 5 a 30 giorni.

La somma da corrispondere potrà essere ridotta del 30% qualora il pagamento avvenga entro 30 giorni dalla contestazione o notificazione della violazione.

Le disposizioni del d.l.  che sanciscono la sostituzione delle sanzioni penali con sanzioni amministrative si applicano anche alle violazioni commesse anteriormente alla data di entrata in vigore dello stesso decreto (26 marzo), in tal caso  le sanzioni amministrative sono applicate nella misura minima ridotta alla metà.

Per quanto concerne il trattamento previsto nel caso in cui venga resa una dichiarazione falsa all’Autorità la norma sanzionatoria va individuata nel combinato disposto dagli artt. 76 del medesimo D.P.R. n. 445/2000 e dell’art. 495 del Codice penale.

La prima disposizione citata richiama l’applicazione delle pene previste dal codice penale per chiunque rilascia dichiarazioni mendaci, forma atti falsi o ne fa uso.

Spostandoci sul Codice penale, l’art. 495 punisce con la reclusione da uno a sei anni chiunque dichiara o attesta falsamente al Pubblico ufficiale l’identità, lo stato o altre qualità della propria o dell’altrui persona. 

Tale infrazione dovrà essere accertata dagli organi di polizia in un secondo momento rispetto a quello in cui verbalizzano le dichiarazioni del soggetto “fermato”. 

Qualora il comportamento irresponsabile della persona sia causa di epidemia (si pensi al caso del soggetto cui sia stata diagnosticata la positività da COVID-19 con obbligo di quarantena, il quale, in spregio ai divieti imposti, frequenti ambienti più o meno affollati diffondendo l’infezione) potrebbe essere chiamato a rispondere del reato di epidemia dolosa di cui all’art. 438 c.p.

Sotto il profilo giuridico, per epidemia s'intende una malattia infettiva e contagiosa, straordinariamente aggressiva, caratterizzata da un'elevata e incontrollabile capacità di diffusione (definizione in cui rientra appieno il COVID-19).

La diffusione intenzionale di un’epidemia mediante diffusione di germi patogeni (compresi i virus) è punita con l’ergastolo, ai sensi dell’art. 438 del codice penale (ovviamente trattasi di ipotesi puramente teorica per lo scenario in argomento).

Più verosimilmente, il delitto potrà essere punito a titolo di colpa (determinata da imprudenza, negligenza e inottemperanza delle disposizioni vigenti), ai sensi del successivo art. 452, n. 2) c.p (fattispecie che potrà essere attribuita al diffusore dell’epidemia ex post, dopo che gli agenti di polizia abbiano completato i necessari riscontri presso l’Autorità sanitaria); in tali casi è prevista la pena della reclusione da uno a cinque anni.


Scritto in Notizie il 26.03.2020