Prova indiziaria sufficiente per ottenere risarcimento danno da lucro cessante

Prova indiziaria sufficiente per ottenere risarcimento danno da lucro cessante

Secondo la Suprema Corte l’utilizzo di prove indiziarie è escluso soltanto per  i mancati guadagni meramente ipotetici, perché dipendenti da condizioni incerte

Il lucro cessante si qualifica come ogni diminuzione che il patrimonio di un danneggiato ha subito in conseguenza del fatto illecito e l'accrescimento che lo stesso avrebbe conseguito, se ad impedirlo non fosse intervenuto il fatto generatore del danno.

Qualora si tratti di danni consistenti nel mancato sorgere di una situazione di vantaggio, questi devono essere risarciti non solo nel caso siano assolutamente certi, ma anche quando sussista la prova, sia pure indiziaria, della utilità patrimoniale probabile e non solo possibile.  

Tale vantaggio  economico avrebbe potuto essere conseguito dal creditore  qualora l'illecito non fosse stato commesso.

Tuttavia è infatti molto difficile provare in giudizio con esattezza da ragioniere gli svantaggi economici che l’illecito produrrà nel futuro.

Pertanto è corretto escludere la risarcibilità  soltanto per quei mancati guadagni che sono meramente ipotetici perché dipendenti da condizioni incerte.

Secondo gli ermellini nel caso di specie il compito del organo giudicante è decidere se risarcire non entrando nel merito della quantificazione del risarcimento, problema logicamente successivo all'esistenza di un effettivo pregiudizio  che deve a tal punto considerarsi come fenomeno non soltanto effettivamente verificatosi, ma anche già accertato.

Dal punto di vista probatorio, secondo il prevalente orientamento,  non è necessaria la prova documentale dell'attività del danneggiato, poiché tale obbligo può essere assolto con tutti i mezzi ammessi nel nostro ordinamento.

Rientra nei poteri del Giudice la facoltà di scegliere fra i vari mezzi di prova ed i criteri stabiliti dalla legge quelli ritenuti più idonei a consentire la ricostruzione (anche ideale) e la estimazione di quanto il creditore avrebbe conseguito per normale successione di eventi, in base ad una ragionevole e fondata attendibilità, qualora l'illecito non si fosse verificato: ivi compresa la liquidazione equitativa allorché la prova in questione si presenti estremamente difficoltosa o addirittura impossibile ( si veda per citare solo le più recenti: Cassazione Civile Sez. III 13 novembre 2019 n. 29330; Cassazione civile, sez. III, 04/04/2019, n. 9339; Cassazione civile, sez. I, 14/05/2018, n. 11698;).

La Suprema Corte ha infatti evidenziato che : “ ogni diminuzione che il patrimonio di un danneggiato ha subito in conseguenza del fatto illecito, e l'accrescimento che lo stesso avrebbe conseguito se ad impedirlo non fosse intervenuto il fatto generatore del danno non necessita, al contrario di quanto ha preteso la Corte del merito, di una prova documentale dell'attività del danneggiato, neppure se si identifichi con una società potendo detta prova esser data con tutti i mezzi ammessi nel nostro ordinamento” (Cass. Civ. , sez. I , ord. n° 10750, 6 giugno 2020).


Scritto in Notizie il 29.07.2020