Le Sezioni Unite definiscono se una delibera in materia di riparto delle spese condominiali possa essere dichiarata nulla o annullabile nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo

Le Sezioni Unite definiscono se una delibera in materia di riparto delle spese condominiali possa essere dichiarata nulla o annullabile nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo

La Suprema Corte ha preso recentemente  posizione in merito alla legittimazione del Giudice del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo a decidere sulla nullità o meno della delibera di approvazione delle spese condominiali.

La Corte di Cassazione ha inoltre chiarito quali siano i criteri di qualificazione delle delibere condominiali impugnate per violazione dei criteri di riparto delle spese  con riferimento all’esatto inquadramento del vizio della delibera stessa, in termini di nullità o di mera annullabilità.

La decisione in esame ha origine in un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo iniziato da un Condominio nei confronti di uno dei condomini, cui veniva richiesto il pagamento delle spese sostenute per lavori di rifacimento e impermeabilizzazione del lastrico solare dell’edificio, poste a suo carico in base a precedenti deliberazioni assembleari.

Il condomino proponeva opposizione al decreto ingiuntivo chiedendone la revoca , deducendo la nullità delle delibere assembleari invocate e la violazione dei criteri legali di riparto delle spese condominiali.

Tale opposizione non trovava accoglimento nei due gradi di giudizio.

La Corte di Appello adita , in particolare , ha rilevato come il ricorrente non aveva impugnato la delibera con cui era stato disposto il riparto delle spese a suo carico, per cui la deduzione di invalidità della stessa gli era preclusa nel giudizio di opposizione.

Il condomino ricorre quindi  alla Suprema Corte, che  assegna la controversia all’esame delle Sezione Unite, al fine di porre fine ad un risalente contrasto giurisprudenziale sorto con riferimento alle questioni della nullità delle delibere assembleari ed all’estensione dell’oggetto del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo emesso per il recupero degli oneri condominiali.

Nel proprio ricorso il condominio ha dedotto come gli fosse stata stato negata la possibilità di dedurre l’invalidità della delibera assembleare nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, trattandosi, secondo la Corte d’Appello, di questione da far valere mediante separata impugnazione.

Le Sezioni Unite hanno ravvisato la necessità di chiarire due questioni di diritto in precedenza oggetto di decisioni difformi:

in primo luogo capire se il Giudice adito nel procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo, emesso per la riscossione delle spese condominiali, possa sindacare eventuali ragioni di nullità della delibera assembleare su cui è fondata l’ingiunzione, o si tratti invece di valutazione riservata al Giudice adito per l’impugnazione della delibera;

in secondo luogo, l’esigenza di stabilire il tipo di invalidità che inficia le delibere condominiali di riparto delle spese, adottate in violazione dei criteri legali o convenzionali, in particolare se siano nulle oppure meramente annullabili.

Con riferimento alla prima questione , in un’ottica di economia processuale, le Sezioni Unite hanno ritenuto di cristallizzare l’orientamento giurisprudenziale che stabilisce che la validità della delibera posta a fondamento dell’ingiunzione costituisce il presupposto necessario per la conferma del decreto.

Ne consegue che non può quindi precludersi al Giudice dell’opposizione di accertare, ove richiesto o dovuto, la sussistenza di tale presupposto ai fini della la pronuncia di accoglimento o meno dell’opposizione.

Quanto appena riportato riguarda le delibere qualificabili come nulle ma anche , secondo i Giudici di legittimità,  le delibere annullabili , seppur nei modi stabiliti dal secondo comma art. 1137 c.c. : “Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo emesso per la riscossione di contributi condominiali, l’eccezione con la quale l’opponente deduca l’annullabilità della deliberazione assembleare posta a fondamento dell’ingiunzione, senza chiedere una pronuncia di annullamento di tale deliberazione, è inammissibile e tale inammissibilità va rilevata e dichiarata d’ufficio dal giudice.”.

Per quanto concerne la seconda questione affrontata dagli Ermellini il criterio distintivo tra delibere assembleari nulle e annullabili, è individuabile nella contrapposizione tra “vizi di sostanza” - inerenti il contenuto delle deliberazioni - e “vizi di forma” - attinenti invece alle regole procedimentali per la formazione delle delibere.

Pertanto l’annullabilità assurge a regola generale lasciando alla nullità un ruolo residuale e di mera eccezione  che consegue alla carenza o all’impossibilità di un elemento costitutivo o di un requisito legale di efficacia.

Pertanto la Suprema Corte ha enunciato il seguente principio di diritto: In tema di condominio negli edifici, sono affette da nullità, deducibile in ogni tempo da chiunque vi abbia interesse, le deliberazioni dell’assemblea dei condomini che mancano ab origine degli elementi costitutivi essenziali, quelle che hanno un oggetto impossibile in senso materiale o in senso giuridico – dando luogo, in questo secondo caso, ad un “difetto assoluto di attribuzioni” – e quelle che hanno un contenuto illecito, ossia contrario a “norme imperative” o all’“ordine pubblico” o al “buon costume”; al di fuori di tali ipotesi, le deliberazioni assembleari adottate in violazione di norme di legge o del regolamento condominiale sono semplicemente annullabili e l’azione di annullamento deve essere esercitata nei modi e nel termine di cui all’art. 1137 cod. civ.,  sono nulle le deliberazioni con le quali, a maggioranza, siano stabiliti o modificati i generali criteri di ripartizione delle spese previsti dalla legge o dalla convenzione, da valere per il futuro, trattandosi di materia che esula dalle attribuzioni dell’assemblea previste dall’art. 1135, numeri 2) e 3), cod. civ. e che è sottratta al metodo maggioritario; sono, invece, meramente annullabili le deliberazioni aventi ad oggetto la ripartizione in concreto tra i condomini delle spese relative alla gestione delle parti e dei servizi comuni adottate senza modificare i criteri generali previsti dalla legge o dalla convenzione, ma in violazione degli stessi, trattandosi di deliberazioni assunte nell’esercizio delle dette attribuzioni assembleari, che non sono contrarie a norme imperative, cosicché la relativa impugnazione va proposta nel termine di decadenza previsto dall’art. 1137, secondo comma, cod. civ.”.  (Cass. Civ., SS.UU. , sentenza n. 9839/2021).


Scritto in Notizie il 14.05.2021