La mancanza di convivenza non esclude il risarcimento del danno non patrimoniale da morte del familiare ucciso

La mancanza di convivenza non esclude il risarcimento del danno non patrimoniale da morte del familiare ucciso

Una recente sentenza della Corte di Cassazione cambia l’orientamento giurisprudenziale in materia di risarcimento richiesto da familiari esterni al nucleo familiare ristretto (ad es. nipoti).

In materia di risarcimento del danno parentale l’orientamento della Cassazione a partire dalla sentenza n°4253/2012 richiedeva , oltre alla prova del profilo dell’intensità  del legame affettivo leso, che il richiedente fosse convivente con il soggetto danneggiato.

La sussistenza di tale dato oggettivo , pertanto , era essenziale affinché potesse essere riconosciuto il diritto in capo al richiedente.

La vicenda che prendiamo in esame trae origine da una richiesta di risarcimento da parte dei familiari della vittima.

In secondo grado tale risarcimento era stato riconosciuto solo ad alcuni degli attori , essendo rimasti esclusi i nipoti non conviventi.

Avverso tale decisione gli attori deducevano nel proprio ricorso in Cassazione la violazione degli artt. 1223, 1226 , 2056 e 2059 c.c. nella parte in cui il Giudice di seconda istanza ha ritenuto necessaria la convivenza ai fini del risarcimento della defunta nonna coi nipoti.

Tale orientamento veniva qualificato come non univoco a fronte di diverse e più recenti pronunce di merito che non consideravano la convivenza come unico requisito per il risarcimento del danno non patrimoniale subito iure proprio dai nipoti.

Veniva citata una sentenza di Cassazione del 2013 nella quale si dichiarava che il profilo decisivo da valutare era la lesione della integrità familiare e alla rete delle relazioni affettive che si creano all’interno della famiglia a prescindere dall’effettiva convivenza.

Con la sentenza presa in esame la Suprema Corte ha inteso dare continuità a tale orientamento così esprimendosi: “ in caso di domanda di risarcimento del danno non patrimoniale “ da uccisione”, proposta “iure proprio” dai congiunti dell’ucciso , questi ultimi devono provare l’effettività e la consistenza della relazione parentale, rispetto alla quale il rapporti di convivenza non assurge a connotato minimo di esistenza, ma può costituire elemento probatorio utile a dimostrare l’ampiezza e la profondità  e ciò anche ove l’azione sia proposta dal nipote per la perdita del nonno; infatti , non essendo condivisibile limitare la “società naturale”, cui fa riferimento l’art. 29 Cost. , all’ambito ristretto della sola cd. “famiglia nucleare”, il rapporto nonni nipoti non può essere ancorato alla convivenza per essere ritenuto giuridicamente qualificato e rilevante , escludendo automaticamente, nel caso di non sussistenza della stessa ,la possibilità per tali congiunti di provare in concreto l’esistenza di rapporti costanti di reciproco affetto e solidarietà con il familiare defunto “ ( Cass. Civ. , sez. III , sentenza n° 7743 dell’ 8.4.2020).

Scritto in Notizie il 07.05.2020