Genitore deve risarcire il figlio se ostacola la frequentazione da parte dell’altro genitore

Genitore deve risarcire il figlio se ostacola la frequentazione da parte dell’altro genitore

Sono applicabili le misure di cui all'art. 709-ter c.p.c. nei confronti del genitore ostacola il corretto svolgimento delle modalità dell'affidamento

La Suprema Corte ha recentemente stabilito che l’atteggiamento ostruzionistico del genitore che impedisce all'altro di vedere il figlio nonostante gli accordi intervenuti prevedano una maggiore frequentazione, rischia di incorrere nella condanna a risarcire il figlio per aver leso il suo diritto alla presenza bigenitorialità.

Il giudice, infatti, ha facoltà di applicare le misure previste dall'art. 709-ter c.p.c. nei confronti del genitore resosi gravemente inadempiente o responsabile di atti idonei ad arrecare pregiudizio al minore oppure a ostacolare il corretto svolgimento delle modalità dell'affidamento.

Tali condotte devono comportare una lesione al diritto che il figlio ha alla serena frequentazione di entrambi i genitori.

La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13400/2019 ha respinto il ricorso di una mamma che era stata condannata dal Corte di Appello a risarcire il figlio per permesso all'ex di vederlo solo poche volte in due anni.

I comportamenti ostativi contestati alla madre hanno condotto alla condanna di risarcimento a favore del figlio con l'intenzione di censurare proprio la mancata frequentazione tra il padre e il figlio e il ruolo svolto dalla madre.

Secondo gli Ermellini: “ le misure previste dall'art. 709-ter c.p.c.in particolare la condanna al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria, sono suscettibili di essere applicate facoltativamente dal giudice nei confronti del genitore responsabile di gravi inadempienze o di atti "che comunque arrechino pregiudizio al minore od ostacolino il corretto svolgimento delle modalità dell'affidamento"  ( Cass. Civ. , sez . I, ordinanza n° 13400/2019 del 17.5.2019).

Nel caso di specie, la Corte d'appello ha ritenuto comprovato un atteggiamento ostruzionistico della madre e il condizionamento al corretto svolgimento delle modalità di affidamento del minore, nonché il disagio, le sofferenze e i conflitti derivati al minore dall'atteggiamento della madre e pertanto ha condannato quest’ultima.

La Suprema Corte ha ritenuto che nel caso di specie sussistessero i requisiti che consentivano al giudice di seconde cure l’applicazione di tali sanzioni e pertanto il ricorso della madre è stato rigettato.

Fonte: Diritto & Giustizia 2019, 17 maggio

Scritto in Notizie il 24.05.2019