Espulsione illegittima se prevale l’esigenza di tutela dei legami familiari

Espulsione illegittima se prevale l’esigenza di tutela dei legami familiari

La Cassazione dichiara che il corretto sviluppo psicofisico del minore prevale su interesse pubblico

La Suprema Corte è intervenuta in questo ambito che è stato profondamente toccato dall’abolizione del permesso di soggiorno per motivi umanitari ad opera del Decreto Sicurezza (D.L. n. 113/2018, conv. in L. n. 132/2018).

Premesso che l’abrogazione di tale istituto non ha natura retroattiva ( si veda Cass. Civ. , SS.UU. , n° 29459/2019) e pertanto per le domande presentate prima del 5 ottobre 2018, data di entrata in vigore del provvedimento, continuerà quindi ad applicarsi la tutela previgente mediante il rilascio di permesso di soggiorno per “casi speciali” ex art. 1, comma nove del D.L. n. 113/2018 , veniamo ora all’esame del caso di specie.

La controversia trae origine dalla richiesta negata di riconoscimento  di protezione internazionale o umanitaria formulata da uno straniero.

A fondamento di tale diniego la Corte d’Appello rilevava in particolare che malgrado il richiedente avesse avuto un figlio in Italia, il legame con quest’ultimo era saltuario e non fosse così intenso e imprescindibile da integrare i “gravi motivi” necessari per la concessione della protezione umanitaria.

L’appellante nel proporre ricorso per Cassazione  lamentava una lesione dell’interesse proprio e del minore a non veder reciso il già labile rapporto familiare esistente. Veniva dedotta l’evidente violazione sia degli obblighi di natura internazionale, previsti dall’art. 8 della CEDU, sia del dovere di assicurare il superiore interesse del bambino, come previsto dall’art. 19, commi 2 e 2 bis, del D.lgs. n. 251/2007, relativo al contenuto della protezione internazionale.

Veniva richiesta una valutazione delle conseguenze di un suo eventuale rimpatrio: da un lato la rescissione del legame familiare, dall’altro l’esigenza di tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza internazionale ovvero se dovesse essere ritenuto prevalente il primo e quindi applicare l’art. 5 del T.U.I. e quindi tutelare attivamente il diritto al rispetto della vita familiare.

La Corte, in conformità con il suo orientamento citato poco sopra , in primo luogo ha dichiarato che le domande devono essere valutate alla luce della normativa vigente al momento della presentazione e, se ammissibili, sarà rilasciato un permesso di soggiorno per “casi speciali”, soggetto alla disciplina e all’efficacia temporale prevista dall’articolo 1, comma nove, del D.L. n. 113/2018.

Tanto premesso la Corte qualifica la posizione della protezione umanitaria in posizione sussidiaria rispetto alle misure tipiche di protezione internazionale: può infatti attivarsi solo in difetto di esperibilità di queste ultime.

Qualora quindi emergano e siano documentati i “seri motivi” che giustificano il diritto dello straniero alla protezione umanitaria ovvero una serie di situazioni non tipizzate di vulnerabilità conseguente al rimpatrio, rilevanti alla luce di obblighi costituzionali o internazionali, sarà possibile concedere la protezione umanitaria.

In definitiva tale istituto è applicabile in tutti quei casi in cui, pur non potendo apprestare un rimedio specifico, non si possa procedere all’espulsione e debba accogliersi il richiedente.

Non deve essere ignorato che l’art. 13, comma 2 bis del T.U.I. (in attuazione della Direttiva 2003/86/CE), ha mitigato l’applicazione automatica delle cause espulsive.

La norma prevede infatti che nell’adottare il provvedimento di espulsione nei confronti dello straniero che ha esercitato il diritto al ricongiungimento familiare o del familiare ricongiunto, deve tenersi conto della natura e dell’effettività dei vincoli familiari dell’interessato, della durata del suo soggiorno nel territorio dello Stato e dell’esistenza di legami familiari, culturali o sociali con il paese d’origine.

L’organo pubblico/giurisdizionale cui è demandata l’attuazione della misura espulsiva non potrà quindi procedere ad un’applicazione automatica dei parametri normativi ma dovrà provvedere caso per caso, valutando la situazione personale del richiedente ed operando un delicato bilanciamento tra il sacrificio del diritto individuale e la tutela dell’ordine pubblico statuale.

A definizione della controversia la Corte ha rilevato che il giudice di merito avrebbe dovuto operare un contemperamento tra i vari interessi in gioco e dar prevalenza a quello, preminente, di preservazione del legame tra padre e figlio.

Particolare peso ha avuto nella valutazione il fatto che il richiedente fosse  l’unico genitore del minore e che il  riconoscimento della protezione umanitaria potesse evitare serie compromissioni allo sviluppo psicofisico del bambino.

La Corte ha dichiarato : “ il giudice del merito avrebbe dovuto tener conto, tra l'altro, di fattori quali la portata del danno che subirebbe effettivamente la vita familiare in caso di rimpatrio dell'unico genitore naturale e l'importanza dei legami esistenti nello Stato contraente, da un lato, e il controllo dell'immigrazione o considerazioni di ordine pubblico che facciano propendere per l'esclusione, dall'altro (Jihana Ali c/Svizzera e Italia, 4/10/2016, Jeunesse c/Paesi Bassi 3/10/2014, Grande Camera).

E un simile accertamento a maggior ragione sarebbe dovuto avvenire a seguito della constatazione dell'esistenza di "specifiche esigenze di sviluppo del minore", le quali, quand'anche non comportanti una seria compromissione dell'equilibrio psicofisico del minore non altrimenti evitabile se non attraverso il rilascio della misura autorizzativa prevista dal D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 31, comma 3, (cfr. Cass. 9391/2018), possono comunque trovare tutela nell'ambito del necessario apprezzamento del diritto alla coesione familiare del minore e dei suoi genitori, pur nei limiti sopra indicati.

6. La sentenza impugnata andrà dunque cassata, con rinvio della causa alla corte distrettuale, la quale, nel procedere al suo nuovo esame, si atterrà ai principi sopra illustrati, avendo cura anche di provvedere sulle spese del giudizio di legittimità. ”  (Cass. Civ. , sez. I. ord. n° 32041 del 9.12.2019).

Scritto in Notizie il 15.01.2020