Assegno divorzile non spetta all’ex coniuge che abbandona volontariamente il lavoro

Assegno divorzile non spetta all’ex coniuge che abbandona volontariamente il lavoro

Assegno divorzile non spetta all’ex coniuge che abbandona volontariamente  il lavoro 

La Suprema Corte ha recentemente confermato il proprio orientamento secondo il quale l’assegno divorzile ha natura assistenziale ed in pari misura compensativa e perequativa trova la propria ratio nella necessità di rendere autosufficiente l’ex coniuge.

Il recente arresto degli Ermellini si va a inserire in quel filone interpretativo inaugurato dalla pronuncia delle SS.UU. dell’11.7.2018 sentenza n° 18287 secondo il quale l’assegno divorzile non ha più lo scopo di ripristinare il tenore di vita goduto dai coniugi (ed in particolare dal richiedente) in costanza di matrimonio, ma quella di riconoscere e valorizzare il ruolo e il contributo fornito dall’istante alla formazione del patrimonio familiare e di quello personale degli ex coniugi.

L’operazione preliminarmente  richiesta al giudice sarà di comparazione delle condizioni economico/patrimoniali delle parti.

Nel caso in cui dall’esito di tale valutazione risulti che il richiedente è privo di mezzi adeguati o è oggettivamente impossibilitato a procurarseli, l’organo giudicante dovrà poi accertare le cause di questa sperequazione alla luce dei parametri indicati all’art. 5, sesto comma della L. n. 898/1970 sul divorzio.

Dovrà essere tenuto  in particolare considerazione il contributo che il richiedente ha apportato al nucleo familiare e alla creazione del patrimonio comune, sacrificando le proprie aspettative personali e professionali in relazione alla sua età e alla durata del matrimonio.

Pertanto la quantificazione dell’assegno divorzile, rapportato  non (più) al pregresso tenore di vita familiare, né all’autosufficienza economica del richiedente, ha come scopo quello di garantire all’avente diritto un livello reddituale adeguato al contributo precedentemente fornito.

In piena applicazione di tali principi la Suprema Corte nell’ordinanza n° 26594/2019 ha ribadito   che   non si ha diritto all’assegno qualora l’eventuale inadeguatezza di mezzi non dipenda  dall’incapacità lavorativa o da fattori esterni alla volontà della parte  ma al contrario dall’aver liberamente deciso di abbandonare l’occupazione che fino ad allora aveva garantito un reddito fisso.

Nel caso di specie l’indagine sul contributo dato dall’istante alla formazione del patrimonio comune , sulla base delle deduzioni difensive e probatorie svolte,  non ha dato prova che questa abbia concorso, in maniera rilevante, alla formazione del patrimonio comune e alla cura della famiglia, o che le sue aspettative lavorative siano state sacrificate a vantaggio delle esigenze familiari.

Di qui la conclusione che la decisione di revoca dell’assegno divorzile confermando quanto disposto dalla Corte di Appello : “Nella specie la Corte di appello ha rilevato che l'impossibilità, semmai esistente, di procurarsi i mezzi adeguati di cui al cit. art. 5, non dipende da incapacità lavorativa o da fattori esterni alla volontà del coniuge richiedente l'assegno ma dalla libera scelta della sig.ra D.V. che ha deciso di abbandonare l'occupazione lavorativa che le assicurava un reddito fisso. Nè la Corte di appello ha potuto riscontrare, in base alle deduzioni difensive e probatorie della odierna ricorrente, un particolare contributo alla formazione del patrimonio familiare e alla cura della famiglia ovvero un sacrificio delle sue aspettative lavorative in funzione delle esigenze familiari. Di qui la decisione di revocare l'assegno divorzile che deve ritenersi conforme alla L. n. 898 del 1970, art. 5, come interpretato dalla recente giurisprudenza delle Sezioni Unite."  ( Cass. Civ. , sez . IV, ordinanza n° 26594/2019 del 18.10.2019).

Scritto in Notizie il 20.11.2019